Skip to main content

La condivisione dell’ascolto di oggi è tratta dal libro di Ivan Petruzzi,“ La cattiva ABITUDINE di essere INFELICI”. ‎ Pubblicato in modo indipendente

“Ivan Petruzzi è un autore e pensatore contemporaneo, noto per il suo approccio critico e riflessivo nei confronti delle tematiche sociali e psicologiche. Con una formazione che spazia tra filosofia, sociologia e psicologia, Petruzzi ha dedicato gran parte della sua carriera alla scrittura di saggi che esplorano le complessità dell’esperienza umana nel contesto della società moderna. “La Cattiva Abitudine di Essere Infelici” rappresenta una delle sue opere più rilevanti, in cui l’autore analizza le dinamiche che portano l’individuo a conformarsi a una vita di insoddisfazione e infelicità, esaminando le cause profonde e proponendo un percorso di consapevolezza e cambiamento.”

«Abbiamo tutto, tranne quello che conta davvero

“Non siamo mai stati così benestanti, così protetti, così ricchi di opportunità, eppure non siamo mai stati così infelici e inconsapevoli di esserlo.
Cresciamo con un’idea di felicità falsata e avulsa dalla realtà, la felicità come una terra promessa di disneyana perfezione, lontana ed evanescente, sempre proiettata in avanti, sempre possibile ma di fatto inaccessibile. Ossessionati dall’idea di raggiungerla e condannati a vederla scivolare tra le dita, finiamo per accontentarci di una vita grigia e inconsistente, dove l’infelicità smette di essere un’eccezione per diventare normalità. Una cattiva abitudine talmente radicata da non essere percepita più come un problema, da non pensare più di doversene liberare, da arrivare persino a volerle bene.
A volte, però, accade qualcosa che di colpo rimescola le carte ‒ una malattia, un cambiamento destabilizzante, un processo di consapevolezza ‒ e la maschera crolla svelandoci nudi e privi di certezze, sospesi come funamboli sul baratro dell’esistenza. È allora che la cruda realtà sale alla coscienza: l’infelicità non è qualcosa che ci piove addosso, ma la conseguenza di una scelta ben precisa. Quella di chi ha deciso di rinunciare, di non muovere un dito per cambiare le cose, di incolpare chiunque del proprio malessere, tranne se stesso.
E all’improvviso, proprio quando i giochi sembravano ormai decisi, è di nuovo partita aperta.”

Leave a Reply